LA MALATTIA PARODONTALE (PARODONTITE)

Definizione

La parodontite è una malattia dentale ad eziologia batterica e a patogenesi infiammatoria.

Nota anche come piorrea, è una patologia piuttosto subdola che – se non curata – porta alla distruzione dei tessuti che assicurano sostegno e stabilità ai denti. Spesso, pertanto, il primo sintomo che allarma il paziente consiste nell’aumento della mobilità dentale, che in assenza di trattamenti adeguati progredisce lentamente fino alla caduta degli stessi.

 

 

 

paradontite

paro5

 

 Cause e sintomi

L’apparato di sostegno del dente, noto come parodonto, è costituito dalla gengiva, da fibre elastiche di collegamento (legamento parodontale), dal cemento radicolare e dall’osso alveolare di sostegno.

In un primo stadio, il processo infiammatorio che accompagna la parodontite interessa tipicamente le gengive (gengivite). Il sintomo più caratteristico di questa flogosi è rappresentato dal sanguinamento delle stesse, che si manifesta anche in seguito a traumi di modesta entità, come lo spazzolamento o la masticazione di cibi duri. Inoltre, una gengiva infiammata perde la naturale consistenza duro-elastica e le sfumature rosate che la caratterizzano, lasciando spazio a rossori e gonfiori anomali.

La gengivite, come del resto la parodontite, è primariamente dovuta alla placca dentale, quella sorta di patina appiccicosa che si distribuisce sulla superficie dei denti al termine dei pasti. Dietro questo materiale opalescente si nascondono piccolissimi residui di cibo ed intere colonie batteriche. Tanto più vengono lasciati liberi di proliferare e tanto più questi batteri aderiscono tenacemente alla superficie del dente, richiamando minerali ed altre sostanze, presenti nella saliva, che fungono da vero e proprio “scudo protettivo”. Questa sorta di corazza è chiamata tartaro e la sua durezza è tale per cui nemmeno i normali interventi di igiene orale (spazzolamento, collutorio, filo interdentale) riescono a scalfirla; l’unica soluzione, in questi casi, è sottoporsi ad un intervento di detartrasi professionale nello studio del dentista. Una visita fastidiosa, di cui molti farebbero volentieri a meno, ma importantissima per la salute dei nostri denti. Una gengivite trascurata, infatti, porta ad una retrazione del normale solco gengivale, fino a formare – con la complicità della placca batterica che l’ha generata – le cosiddette tasche parodontali. In conseguenza dell’infiammazione, infatti, le gengive si retraggono e si formano queste “tasche”, il cui nome è tutto un programma; tasca, infatti, dà idea di protezione, di un luogo relativamente sicuro e riparato dalla saliva con le sue cellule immunitarie e dai farmaci. Purtroppo, a beneficiare di tutto ciò non sono i nostri denti, ma alcuni batteri della placca; così, in assenza di interventi, i germi anaerobi si moltiplicano inesorabilmente fino ad estendere il processo infiammatorio al parodonto e alle ossa che fanno da base ai denti. Le tossine prodotte durante il loro metabolismo, infatti, aggrediscono le cellule dei tessuti parodontali, inclusi gli osteoblasti (cellule adibite alla riproduzione dell’osso che sostiene il dente).

Parodontite: sintomi precoci (da non sottovalutare)

  • Alito cattivo
  • Generalmente vi è assenza di dolore
  • Leggero sanguinamento delle gengive allo spazzolamento (o per altri stimoli modesti come la masticazione di cibi duri).
  • Strano sapore in bocca e cambiamento di colore (rossore), consistenza
    (rammollimento) o forma (gonfiore) delle gengive.

Parodontite: sintomi tardivi

  • Sanguinamento severo
  • Alitosi marcata
  • Recessioni gengivali con esposizione delle radici
  • Comparsa di spazi tra i denti
  • Eccessiva mobilità dentale
  • Fastidi di lieve entità fino alla dolenzia diffusa dei denti.

 

Il tutto, purtroppo, avviene spesso in maniera asintomatica, tanto che la parodontite può progredire ed aggravarsi senza quasi accorgersene. Purtroppo, tanto più tardivamente viene diagnosticata e tanto più la malattia è difficile da trattare; i costi ed i rischi degli interventi lievitano fino a sconfinare, nei casi più gravi, all’irreversibilità del processo. Nello stadio più avanzato, per la perdita del suo naturale sostegno, si assiste alla caduta del dente.

 

Trattamento e prevenzione

Il miglior mezzo di prevenzione della parodontite consiste nella pulizia regolare e accurata dei denti e degli interstizi; non solo spazzolino, dunque, ma anche filo interdentale. Anche l’astensione dal fumo è d’aiuto, poiché le tossine in esso contenute non possono che facilitare l’azione lesiva dei batteri. L’assicurazione sulla salute dei propri denti è completata da regolari controlli odontoiatrici, che permettono di riconoscere i segni precoci della parodontite e ad intraprendere interventi mirati. In questo modo è possibile prevenire i fattori di rischio modificabili, tra i quali ricordiamo anche lo stress e tutte le altre condizioni che possono diminuire le difese immunitarie dell’organismo (viceversa, quelle che le potenziano sono d’aiuto nella prevenzione della piorrea). Non si può invece intervenire in maniera diretta sulla suscettibilità genetica alla parodontite.

 

Lo sapevi che…

L’igiene orale è molto importante anche per la salute generale dell’organismo. Secondo recenti studi la parodontite, oltre ai classici problemi alla dentatura, aumenta il rischio di subire malattie cardiovascolari e, nella gestante, di partorire prematuramente; è inoltre più grave nel paziente diabetico, affetto da morbo di Crohn o colpito da altre patologie che minano le difese immunitarie e/o i tessuti connettivi delle gengive.

La parodontite riconosce numerosi sinonimi, come piorrea, malattia parodontale, parodontosi e parodontopatia.

La parodontite interessa a vari livelli di gravità circa tre quarti della popolazione adulta.

 

LA CARIE

La carie è un’infezione dentale a decorso estremamente lento, innescata dall’attacco di alcuni microorganismi che popolano il cavo orale. Nei primi stadi, la carie è asintomatica. Quando i batteri si spingono in profondità, il processo carioso dà origine a disturbi come mal di denti, alitosi ed ipersensibilità dentinale.
Una carie non curata può andare incontro a complicanze, quali pulpite, ascesso dentale, cisti dentarie, granuloma dentale, gengivite e piorrea.
La carie presenta un’origine multifattoriale. Il processo infettivo è causato da fattori esogeni (deposito di placca, alimentazione scorretta, tabagismo) ed endogeni (riduzione della saliva, struttura dei denti).
Alcuni fattori possono predisporre allo sviluppo di carie. Tra i più degni di nota, si annoverano: età infantile/puberale, sesso femminile, razza bianca, clima umido, gravidanza e scarsa igiene orale.
Esistono molte varianti di carie. Tra le più comuni, ricordiamo: carie acute, croniche, recidivanti, “secche od arrestate”, centrali, senili, carie da radiazioni ionizzanti, da vapori acidi e da lavoratori dello zucchero.
L’otturazione costituisce il trattamento d’elezione per la cura della carie. In caso di carie complicate associate a pulpiti o granulomi, è necessario ricorrere a devitalizzazione od apicectomia. L’estrazione del dente è riservata ai casi di estrema gravità, non risanabili mediante gli interventi appena citati.
La prevenzione della carie prevede la minuziosa e regolare igiene del cavo orale pluriquotidiana, periodici controlli dal dentista, una detartrasi professionale ogni 6-12 mesi e la sigillazione dei denti molari (non appena i denti da latte cadono per lasciar spazio a quelli permanenti).

La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente. E’ una malattia molto diffusa e si stima che colpisca, almeno una volta nella vita, circa il 90% della popolazione mondiale. L’elevato costo sociale della carie si ripercuote sia sulle tasche del singolo che su quelle dello stato.
Come tutte le patologie, anche la carie dentale non dev’essere sottovalutata: se trascurata può infatti portare alla perdita di parecchi denti e ad infezioni molto serie.
La carie può colpire indistintamente uomo ed altri esseri viventi; dopo la morte, il processo infettivo si arresta.

Denti colpiti da carie

1) Terzo molare (dente del giudizio)

2) Secondo molare (molare dei 12 anni)

3) Primo molare (molare dei 6 anni)

4) Secondo premolare (2° bicuspide)

5) Primo premolare (1° bicuspide)

6) Canino (cuspide)

7) Incisivo laterale

8) Incisivo centrale

9) Incisivo centrale

10) Incisivo laterale

11) Canino (cuspide)

12) Primo premolare (1° bicuspide)

13) Secondo premolare (2° bicuspide)

14) Primo molare (molare dei 6 anni)

15) Secondo molare (molare dei 12 anni)

16) Terzo molare (dente del giudizio)

Mappa dentale
17) Terzo molare (dente del giudizio)

18) Secondo molare (molare dei 12 anni)

19) Primo molare (molare dei 6 anni)

20) Secondo premolare (2° bicuspide)

21) Primo premolare (1° bicuspide)

22) Canino (Cuspide)

23) Incisivo laterale

24) Incisivo centrale

25) Incisivo centrale

26) Incisivo laterale

27) Canino (cuspide)

28) Primo premolare (1° bicuspide)

29) Secondo premolare (2° bicuspide)

60) Primo molare (molare dei 6 anni)

31) Secondo molare (molare dei 12 anni)

32) Terzo molare (dente del giudizio)

La carie dentale colpisce unicamente i denti esposti nel cavo orale, mai quelli completamente inclusi o del tutto isolati dall’ambiente orale da una capsula(corona artificiale).
La carie dentale può svilupparsi sia nei denti con polpa dentale integra sia in quelli privati della polpa, che hanno dunque subìto un intervento di devitalizzazione. Ancora, la carie può distruggere progressivamente denti naturali, denti senza radice, denti incorporati in una protesi e denti privi di tessuti parodontali.
La carie dentale colpisce più facilmente molari, premolari ed incisivi superiori. In genere tende a svilupparsi tra gli spazi interdentali laddove risulta più difficoltosa la rimozione dei residui alimentari con lo spazzolino. L’accumulo ed il ristagno di cibo tra i solchi intercuspidali (quella specie di conca che si forma tra le 4 punte del dente) spiega invece la maggiore predisposizione di molari e premolari alla patologia.

Progressione della carie

La carie dentale rammollisce i tessuti duri dei denti che, solo successivamente, verranno distrutti. Precisamente, il processo carioso è la sola ed unica infezione dentale in grado di rammollire smalto e dentina prima di guastarli. Dall’esame radiografico di un dente cariato si evince che l’ammorbidimento dei tessuti duri è essenzialmente dovuto alla progressiva demineralizzazione del dente.
Possiamo distinguere l’evolversi del processo carioso in due fasi ben distinte:

  1. Prima fase (CARIE SUPERFICIALE): il processo carioso intacca lo smalto, il durissimo rivestimento esterno del dente, demineralizzandolo. La carie ha inizio al di sotto della placca batterica, in alcune zone elettive dello smalto. Inizialmente, la carie presenta una tipica cromia bianco-gesso, sovente marroncina. Se in questa fase viene trascurata, l’infezione cariosa assume un tipico andamento progressivamente ingravescente.
  2. Seconda fase (CARIE PENETRANTE): i prodotti acidi derivanti dalla fermentazione degli zuccheri riescono a perforare lo smalto aprendosi la strada verso la dentina. Superata questa seconda barriera, la carie arriva alla polpa, ricca di vasi e terminazioni nervose, provocando i sintomi caratteristici della patologia. Ricordiamo brevemente che nella dentina la propagazione del processo cariogeno viene facilitata perché, rispetto allo smalto, il tessuto appare nettamente meno calcificato. Qualora neppure in questa fase la carie venisse trattata, l’infezione può evolvere nelle differenti forme cliniche.

Progressione della carie

La carie si propaga dunque dall’esterno verso l’interno dell’elemento dentale. Si tratta di una patologia cronica a decorso estremamente lento: nella maggior parte dei casi, il processo carioso evolve in un periodo di tempo variabile dai 6 mesi ai 2 anni.

La carie non può guarire da sola: infatti, i tessuti dentali non possiedono capacità rigenerativa. L’unica soluzione per porre rimedio al processo cariogeno è l’otturazione (o nei casi più gravi la devitalizzazione).